incesto
Veronica Segreti in Famiglia #6
Efabilandia
18.04.2026 |
28.530 |
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"Io succhio più forte e gli dico con voce calda:
«Bravissimo… ti sei preso nel culo tutto il cazzo di Moses..."
Il giorno dopo, quando papà è in trasferta, gli racconto tutto a telefono. Gli racconto della melanzana, del fisting, dello squirt di mamma, della sua lingua sulla mia fica e di quel bacio finale con il sapore dei miei succhi. Papà mi ascolta in silenzio sono certo che dall’alta parte del telefono è eccitato quanto me.Quando finisco mi sussurra a telefono.
«Una bella vendetta per quella troia di tua madre. Quando torno dalla prossima trasferta ti porto un bel regalo, piccola. Non ti dico cos’è… ma ti piacerà.»
La settimana corre veloce e, complice l’esonero che ho all’università non ho tempo e modo di dedicarmi ad altro fino a venerdì pomeriggio. Mamma è uscita nuovamente certamente con qualche amante e sono sola in casa. Decido cosi di frugare tra i segreti di casa ed inizio a rovistare nei casetti di Mamma. Scopro cosi il suo diario segreto dove raccontava tutti i suoi incontri anche con dovizia di dettagli. C’erano oltre 90 racconti ed all’ultima pagina restai esterefatta il titolo del capitolo era Silvio.
Proprio ieri, quando avevo l’esonero, mamma si era vista con Silvio. Mi tuffai nella lettura tra l’incredula e l’esterrefatta.
DIARIO
Veronica è all’università per una verifica. Silvio mi scrive da giorni, insistente, disperato, mi vuole di nuovo. Gli dico di venire alle 10.
Quando apre la porta resto in vestaglia trasparente nera, completamente nuda sotto. Lo guardo con quel sorriso che sa già tutto. Lo porto in salotto. Moses è già lì, seduto nudo sul divano, il suo cazzo nero enorme mezzo duro tra le gambe muscolose.
Silvio si ferma, sbianca, ma non scappa. Lo prendo per mano.
«Silvio, lui è Moses. È ugandese. Oggi giochiamo tutti e tre. Voglio che tu mi mostri quanto sei porco per me.»
Senza dargli il tempo di pensare gli tiro giù i pantaloni e gli prendo il cazzo in bocca. Moses si alza, si mette dietro di me e mi infila quel mostro nella fica con un colpo solo. Io gemo forte intorno al cazzo di Silvio mentre Moses mi scopa con forza.
Poi faccio sdraiare Silvio sul divano. Mi metto sopra di lui e comincio a cavalcarlo nella fica, lentamente, guardandolo negli occhi.
«Lo senti quanto sono bagnata? È perché voglio che tu sia bravo oggi… voglio che tu mi faccia impazzire.»
Moses si posiziona dietro di me e mi penetra nel culo. Sento i due cazzi che si sfregano uno contro l’altro dentro di me. Silvio spalanca gli occhi.
«Bravissimo… senti il suo cazzo contro il tuo? Non ti fermare, amore… fammi vedere che non hai paura di niente pur di piacermi.»
Scopiamo in tante posizioni. Moses mi incula forte mentre Silvio mi scopa la fica da sotto. Poi mi girano e mi prendono a pecorina: Moses nel culo, Silvio nella fica. Li incito continuamente.
«Siete bellissimi… mi fate sentire una vera troia. Silvio, spingi più forte… fammi sentire che vuoi essere il mio porco preferito.»
Alla fine Moses si toglie dal mio culo. Silvio mi incula con affondi profondi. Io gli parlo all’orecchio, la voce calda e manipolatrice:
«Sei bravissimo… nessuno mi ha mai inculata così dopo avermi vista con un altro. Sei speciale… sei il mio porco unico.»
Silvio mi sborra nel culo gemendo.
Poi è il turno di Moses. Mi scopa la fica con quel cazzo enorme, mi sfonda fino all’utero e mi riempie di sborra calda e densa.
Appagata, apro le gambe sul divano.
«Leccami la fica, Silvio.»
Lui si butta. Lecca con foga, poi vede la sborra di Moses che cola fuori. Esita. Io gli prendo la testa con entrambe le mani e gliela tengo ferma tra le mie cosce.
«Ti piace vero? Ti piace il sapore della mia fica sporca di sborra nera? Dimmi che ti piace… non deludermi adesso.»
Silvio annuisce, arrossato, eccitato. Io continuo, con voce dolce e crudele:
«Sei un vero porco… il mio porco. Non ti basta mai nulla.»
Moses è sdraiato sul divano, il cazzo ancora sporco. Io prendo la testa di Silvio e la porto sul suo cazzo.
«Leccalo bene… assaporalo. Sa della mia fica. Fammi vedere quanto sei disposto a fare per me.»
Silvio è titubante, ma lo prende in bocca. Moses gli tocca il cazzo e inizia a segarlo.
Io guardo la scena eccitatissima:
«Siete bellissimi così… mi eccita da morire vedervi. Silvio, succhialo più forte… fammi vedere che vuoi essere mio.»
Mentre Silvio succhia Moses, io mi infilo sotto di lui, gli prendo il cazzo in bocca e gli lecco anche le palle. Moses diventa durissimo.
Poi Moses si alza e si mette dietro Silvio. Io continuo a succhiargli il cazzo da sotto.
«Cavolo sei veramente porco… non ti fermi davanti a nulla. Ti voglio sempre. Fammi vedere… fammi vedere quanto sei mio.»
Moses sputa sul buco di Silvio, infila due dita, poi punta il cazzo grosso. Spinge piano. Silvio emette un gridolino di dolore.
Io succhio più forte e gli dico con voce calda:
«Bravissimo… ti sei preso nel culo tutto il cazzo di Moses. Sei un porco vero… il mio porco unico. Mi devi venire a scopare ogni giorno… sempre. Ti voglio solo così.»
Moses comincia a pompare il culo di Silvio con forza crescente. Silvio gode in modo strano, un piacere profondo, confuso. Poi Moses gli sborra dentro il culo con fiotti potenti. Nello stesso momento Silvio viene nella mia bocca.
Dopo, Moses si riveste e se ne va.
Io resto con Silvio sul divano, lo bacio dolcemente sulle labbra ancora sporche.
«Da oggi sarai la mia puttana personale. Dimmi che lo desideri… dimmi che vuoi essere il mio toy boy, il mio porco privato e che mi darai sempre il tuo culo.»
Silvio, incredulo, quasi innamorato, mi guarda con gli occhi lucidi e risponde:
«Sì… voglio essere la tua puttana e ti darò il culo sempre.»
Lo bacio di nuovo, soddisfatta.
«Bravissimo. Ci vediamo giovedì prossimo.»
Chiudo il diario con le mani che tremano. Il cuore mi batte fortissimo. Rabbia, eccitazione, disgusto e un’eccitazione malata si mescolano dentro di me.
Mamma ha trasformato il mio ragazzo timido in una puttana. E lui ha accettato.
Adesso tocca a me decidere cosa fare gli farò pagare anche questa.
La sera stessa non ce la faccio più. Appena sento mamma muoversi in cucina, scendo con il diario in mano. Lei è lì, che prepara una tisana, ancora con quella vestaglia leggera addosso.
La guardo dritta negli occhi e la voce mi esce fredda, tagliente:
«Sei una zoccola, mamma. Una vera zoccola senza dignità.»
Le metto il diario aperto sul bancone, proprio sotto gli occhi. Lei sbianca all’istante. Il colore sparisce dal suo viso, le mani le tremano mentre riconosce la sua calligrafia.
«Veronica… io…»
Non le do il tempo di parlare. Non voglio sentire nessuna giustificazione. Mi giro e salgo le scale senza dire altro. Mi chiudo in camera, mi butto sul letto e resto lì, al buio, con il cuore che batte fortissimo e le lacrime che mi bruciano gli occhi. Non scendo nemmeno a cena. Non voglio vederla.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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